E’ importante indagare con i pazienti se vi è stato nel passato o se c’è un utilizzo da parte loro di farmaci α1-bloccanti prima di pianificare l’intervento di estrazione della cataratta. Questa indagine breve garantisce al medico di pianificare un intervento di cataratta più sicuro. Uno studio retrospettivo del 2005 ha evidenziato come i pazienti in trattamento con tamsulosina abbiano avuto maggiori complicanze rispetto ai controlli. Nel 70% dei casi si è verificata una perdita del vitreo. Inoltre lo studio The Tamsolusin Study Group del 2007 ha mostrato come la conoscenza a priori della terapia farmacologica del pazienti ha consentito al chirurgo di pianificare al meglio l’intervento chirurgico riducendo in modo statisticamente significativo l’incidenza delle complicanze intraoperatorie legate all’uso dei farmaci α1-bloccanti. Sebbene il rischio di sindrome dell’iride a bandiera sia trascurabile nelle donne, non bisogna dimenticare la possibilità di assunzione da parte di queste di farmaci α-bloccanti per la cura dell’ipertensione arteriosa o per disturbi alla vescica. La sospensione della tamsolusina può servire? Sebbene questo farmaco non induca modificazioni nell’architettura del tessuto irideo, si è dimostrato come gli effetti possano perdurare anche per anni dopo la sospensione del farmaco. Alcuni chirurghi hanno avuto una discreta riduzione dell’incidenza della sindrome dell’iride a bandiera facendo sospendere l’uso di α-bloccanti per più di 8 settimane prima dell’intervento di cataratta. Va comunque ricordato che in alcuni pazienti è impossibile sospendere l’uso di questi farmaci. Esistono allora dei fattori di predicibilità del rischio della sindrome dell’iride bandiera? Alcuni gruppi di ricercatori hanno trovato che una dilatazione della pupilla minor di 6 mm dopo l’uso di farmaci midriatici è associato ad un aumentato rischio di sindrome dell’iride a bandiera ( questo parametro ha una sensibilità del 63%).
( da EyeNet )
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.