La cataratta nel 2009.

Scopo di questo articolo è di fornire alcune semplici informazioni sulla cataratta per capire che cos’è, quali disturbi provoca, come avviene la sua rimozione chirurgica e come comportarsi dopo l’operazione.
All’interno dell’occhio c’è una piccola lente, poco più grande di una lenticchia: è il cristallino.
La sua funzione è quella di far convergere la luce sulla retina; questa è una sottile membrana posizionata nella parte profonda dell’occhio; essa con l’inter-mediario di altre strutture trasmette le immagini al cervello.
Il cristallino per consentire alla luce di passare deve essere trasparente; se diviene opaco, cioè se perde la trasparenza, si ha la cataratta e quindi l’annebbiamento della visione.
Ci sono vari tipi di cataratta:
In Italia compaiono ogni anno circa 300.000 nuove cataratte e la grande maggioranza di esse vengono operate con ottimi risultati.
La cataratta compare prevalentemente dopo i cinquant’anni; in questi ultimi decenni, l’età di insorgenza si è però man mano abbassata ed ora le cataratte a quarant’anni non sono rare.
La cataratta si può sviluppare rapidamente cioè nel periodo di pochi mesi oppure formarsi lentamente cioè in parecchi anni.
Solitamente il “problema” compare prima in un occhio e successivamente si verifica anche nell’altro occhio.
Quando la cataratta si è instaurata non esiste cura o dieta in grado di farla regredire: l’unica terapia valida è quella chirurgica.
 
Il disturbo più comune è l’annebbiamento della vista; per lo più il calo visivo insorge in maniera lenta e progressiva ma a volte compare in modo rapido e improvviso.
Frequenti sono pure il fastidio alla luce, gli aloni intorno alle sorgenti di luce, la sensazione di sdoppiamento delle immagini, la comparsa o l’aumento della miopia (che induce un apparente miglioramento della visione durante la lettura).
La cataratta va operata quando disturba la vista, quando cioè impedisce alla persona che ne è affetta di svolgere normalmente le sue attività visive e generali quotidiane.
Con i risultati che la chirurgia attuale consente di ottenere, la cataratta può essere rimossa durante un qualunque stadio di evoluzione; non è più quindi necessario attendere la sua “maturazione” anzi conviene operare precocemente; ciò semplifica l’intervento ma soprattutto evita al paziente di dover convivere per lungo tempo con i fastidi provocati dalla cataratta.
Esistono parecchie tecniche per operare la cataratta in base al tipo di situazione clinica ed alle apparecchiature disponibili; la più adoperata, quella meno traumatica e che fornisce i migliori risultati operatori e visivi è la facoemulsificazione ad ultrasuoni; di recente introduzione è la facoemulsificazione ad acqua.
L’operazione si compone sostanzialmente di due parti:
Attraverso una incisione di 2,0 o 2,8 mm viene estratto prima l’involucro anteriore poi viene frammentata in piccolissimi pezzi la parte centrale della cataratta ed infine viene aspirata la parte periferica molle. Attraverso la stessa incisione viene poi inserito un cristallino pieghevole (in tal caso non c’è quasi mai necessità di sutura); in alternativa l’apertura può essere ampliata a 5,5 mm e può essere inserito un cristallino rigido (in tal caso si rendono necessari due o più punti).
 
La facoemulsificazione ad ultrasuoni è la tecnica:
Inoltre presenta numerosi altri vantaggi:
L’operazione di cataratta provvede alla rimozione della lente opaca preparando l’occhio alla fase successiva dell’atto chirurgico: l’inserimento del cristallino artificiale.
La preparazione consiste nel lasciare in sede l’involucro anteriore periferico e quello posteriore della cataratta (che sono trasparenti); essi formano una specie di “sacco” che serve appunto per accogliere il cristallino artificiale: questo viene quindi collocato esattamente nella stessa posizione di quello naturale.
La lente intraoculare o cristallino artificiale, è senza ombra di dubbio il metodo più usato ma soprattutto il migliore per ristabilire la visione con l’operazione di cataratta; in alternativa, in casi particolari, si usano occhiali o lenti a contatto.
Il cristallino artificiale è fatto con una speciale plastica che ha dato ampie garanzie di tolleranza per l’intero arco di vita del paziente.
Il cristallino artificiale non consente di fare tutto ciò che un cristallino umano sano è in grado di fare; perciò possono essere necessari dopo l’intervento occhiali per aiutare l’occhio ad ottenere la miglior visione per vicino o per lontano.
Ma la tecnologia delle lenti intraoculari ha fatto, in questi ultimi anni, passi da gigante. Ora, l’obiettivo non è piu’ soltanto di far recuperare ai pazienti la visione per lontano con un cristallino monofocale, ma di migliorarne la capacità visiva riducendo al minimo la dipendenza dagli occhiali, inclusi quelli da lettura o bifocali. Sono infatti disponibili lenti intraoculari in grado di fornire qualità della visione a tutte le distanze: vicino, intermedio e lontano, minimizzando o eliminando così l’uso di occhiali; sono i cristallini “accomodativi” e “multifocali” in grado cioè di consentire una buona acuità visiva, sia per lontano che per vicino, eliminando o riducendo enormemente la necessità di utilizzare gli occhiali.
 
Le moderne tecniche chirurgiche consentono, mediante la facoemulsificazione, di operare attraverso una piccola incisione ed inserendo un cristallino pieghevole ed evitando l’applicazione di punti; la guarigione della ferita chirurgica avviene quindi rapidamente e ciò consente al paziente di riprendere precocemente le sue abituali attività fisiche; la rapida guarigione comporta anche un altrettanto precoce recupero visivo.
Inoltre l’uso della facoemulsificazione, l’utilizzazione di sostanze viscoelastiche protettive e l’isolamento del cristallino dentro al “sacco capsulare” rendono l’intervento particolarmente sicuro e duraturo nel tempo.
E’ importante comprendere che l’intervento della cataratta è un intervento chirurgico e che qualche volta può non riuscire perfettamente; alcune complicazioni, talvolta anche gravi, possono verificarsi.
E’ altresì importante comprendere che la visione dipende dal buon funzionamento di molteplici strutture oculari e che spesso un calo visivo può essere causato, oltre che dalla cataratta, da altre patologie coesistenti; in conseguenza di ciò il recupero visivo conseguente all’operazione di cataratta non dipende solo dal buon esito dell’operazione.
Nella maggioranza dei casi è possibile eseguire l’operazione con la sola anestesia “topica” cioè con l’instillazione di semplici colliri anestetici; in altri casi è preferibile eseguire l’anestesia locale mediante iniezione di anestetici vicino all’occhio; in tal caso il paziente, pur non sentendo dolore, rimane sveglio durante l’operazione; in altri casi (rari) invece è consigliabile fare l’anestesia generale cioè addormentare completamente il paziente.
La maggior parte degli interventi, soprattutto se eseguiti in anestesia topica o locale, vengono fatti senza ricovero.
Durante l’intervento in ambulatorio il paziente usufruisce della stessa assistenza di cui dispone da ricoverato però alla fine dell’operazione può rientrare a casa sua o in albergo.
Il ricovero in clinica viene richiesto solitamente per casi in cui è necessaria l’anestesia generale.
Solitamente il paziente, dopo il parere positivo dell’anestesista può andare a casa o in albergo.
Per lo più l’occhio non viene bendato ma viene protetto con un paio di occhiali scuri.
Dopo l’intervento non è necessario stare a letto ma occorre riposo ed evitare sforzi fisici.
Per facilitare la guarigione dell’occhio operato è necessario somministrare con regolarità delle gocce antibiotiche ed antinfiammatorie; utile è anche la sua protezione con un paio di occhiali scuri nelle ore diurne e con una “conchiglia” di plastica nelle ore notturne.
Ogni mese migliaia di cataratte vengono operate in Italia con ottimi risultati.
Le moderne tecniche chirurgiche consentono, a moderni chirurghi preparati e competenti, di operare in anestesia topica, in ambulatorio, con strumentazioni altamente sofisticate, eseguendo una piccolissima incisione, inserendo un cristallino artificiale pieghevole e senza necessità di sutura a fine intervento. Tutto ciò comporta una guarigione anatomica e funzionale rapida ed un precoce ritorno alle normali funzioni quotidiane.
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.