Un recente studio rivela che una delle possibili cause di complicazioni nell’intervento di cataratta è dovuta alla terapia con un farmaco chiamato Tamsulosin che viene utilizzato per la cura di malattie prostatiche. Il Tamsulosin è un bloccante selettivo alfa adrenergico indicato per il trattamento dell’iperplasia prostatica. Questo farmaco influenza alcuni momenti nella chirurgia della cataratta provocando una sindrome cosiddetta dell’”iride molle” che influisce sulla stabilità di alcune parti del bulbo oculare in particolare dell’iride e delle strutture vicine. Oltre alle fasi intraoperatorie, sembrerebbe avere anche un’influenza sulle complicazioni postoperatorie. Un’analisi condotta tra il 2002 e il 2007 identificò 284 pazienti che ebbero un’esperienza di eventi avversi dopo circa 2 settimane dall’intervento di cataratta. Tra questi pazienti, 100 hanno avuto forme diverse di uveite, altri avevano frammenti di cristallino nel corpo vitreo. Il resto dei pazienti ebbero eventi infiammatori minori. Quando si fece un’analisi approfondita delle condizioni relativa alla terapia in atto nei pazienti si rilevò che 280 su 284 erano in terapia con Tamsulosin. Al contrario, gli stessi ricercatori non trovarono un aumento nel rischio di complicazioni nei pazienti che utilizzavano bloccanti alfa non selettivi (es. alfuzosin, doxazosin e teraxosin). Questo è un interessante studio condotto in Ontario (Canada) da David F. Chang. Il Dr. Chang è professore presso la California University, San Francisco. Riassumendo, il Dr. Chang riferisce che i pazienti in terapia con questa sostanza farmacologica hanno maggior incidenza in complicazioni operatorie e postoperatorie: rottura capsulare (instabilità della lente), perdita di frammenti del cristallino nel vitreo (cause di infiammazione) e, in casi molto rari, distacco di retina, uveiti ed endoftalmiti.
(Da Cataract&Refractive Surgery)
Articolo a cura del Dott. Sergio Belloni
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.