La chirurgia della cataratta ha raggiunto livelli di tecnologia sempre maggiori in questi anni. E’ diventata una chirurgia veloce , poco traumatica, con tempi di recupero velocissimi. Qualche volta però nonostante l’intervento sia svolto correttamente nel post operatorio compaiono delle piccole complicanze anche non previste che riducono anche marcatamente la soddisfazione del paziente. La drssa Sonia H. Yoo dell’università di Miami, riporta come soggetti a rischio siano i pazienti diabetici, i pazienti molto anziani, i pazienti con problemi retinici in genere. Il dr Edwuard Holland dell’università di Cincinnati riporta le condizioni che si verificano maggiormente e che portano ad una riduzione visiva: le alterazioni di superficie che coinvolgono la cornea come ad esempio la scarsa lacrimazione che porta a difetti della superficie corneale, l’opacità della capsula posteriore precoce per una mancata e non corretta pulizia intraoperatoria della capsula posteriore, l’edema retinico cistoide che coinvolge la parte centrale della retina in una sorta di infiammazione retinica fastidiosa ma transitoria. Le alterazioni delle ghiandole lacrimali in genere possono allungare i tempi di recupero o addirittura limitarli. L’utilizzo delle lenti multifocali però in alcuni casi dare una qualità visiva non perfetta in alcune condizioni (visione per vicino e media distanza, visione crepuscolare e notturna).La presenza preoperatoria di astigmatismi irregolari che possono variare dopo l’intervento o essere addirittura amplificati e quindi possono ridurre la qualità visiva. Il chirurgo oftalmologo perfetto non esiste ma la conoscenza delle condizioni preoperatorie del paziente in genere è sicuramente utile per migliorare l’approccio chirurgico e clinico terapeutico.
(Da Eye Word)
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.