La cresta di gallo e la chirurgia della cataratta.

La qualità della chirurgia della cataratta è andata sensibilmente
migliorando negli ultimi anni.
Una delle più grandi invenzioni/innovazioni assieme allo sviluppo
di nuove macchine, di nuovi cristallini artificiali e di nuovi strumenti è quella
delle sostanze viscoelastiche.
Negli anni 80 , alcuni ricercatori hanno estratto dalle creste di gallo
e, successivamente, anche dalle pinne di pescecane, una sostanza chiamata
ialuronidato di sodio, che si è rivelato essere di grande aiuto
nella chirurgia oftalmica.
Da questa iniziale sostanza commercializzata con il nome di Healon, ne
sono poi state sviluppate altre con diverse caratteristiche che si differenziano
per peso molecolare, viscosità, coesività, adesività,
concentrazione.
Queste sostanze devono essere considerate strumenti chirurgici veri e
propri, ormai irrinunciabili e indispensabili in ogni fase dell’intervento.
Esse servono soprattutto mantenere la presenza di spazi adeguati per
facilitare e favorire le varie manovre chirurgiche; esse devono anche
proteggere i tessuti, come l’endotelio corneale dai possibili traumi
strumentali, dal passaggio dei fluidi, dai microtraumi indotti dal movimento
di particelle catarattose e dalle variazioni fisiche e chimiche indotte
durante l’intervento, che consiste nel frammentare la cataratta
in pezzetti piccolissimi mediante la facoemulsificazione ad ultrasuoni
od altre tecniche.
Non solo, ma i viscoelastici risultano anche di grande aiuto per affrontare
le eventuali complicazioni, vedi ad esempio il caso di una rottura capsulare
posteriore.
Oggi esistono molti tipi di viscoelastici (sodio ialuronato, condroitin
solfato, idrossipropilmetilcellulosa…) e il chirurgo può utilizzare
il più adatto per ogni singolo intervento chirurgico, utilizzandone
anche diversi contemporaneamente se necessario.
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.

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