Il mondo occidentale sta invecchiando: il rallentamento procreazionale
ed il netto aumento della vita media hanno caratterizzato gli ultimi
anni della nostra società industrializzata: si calcola che in
Italia nel 2021 la popolazione in “terza età” sopra
65 anni sarà il 20%, ossia intorno ai 10 milioni.
Per quello che riguarda la vista, la cataratta senile è patologia
che, date la sue elevate frequenze di presentazione (è la principale
causa di cecità curabile), sta stimolando gli interessi culturali
e scientifici.
In particolare, gli interessi si accentrano sul problema della miglior
conoscenza dei cosiddetti “fattori di rischio”, in quanto le
cause determinanti della cataratta appaiono ancora multiformi e nel loro
insieme assai poco note; ciò nel tentativo di poter prevenire
oppure limitare farmacologicamente il processo che conduce alla diminuzione
della capacità visiva.
Tra i fattori di rischio più importanti l’età è al
primo posto; l’ipotesi che ogni soggetto sia fatalmente destinato, prima
o poi, a sviluppare una cataratta, non è inverosimile; al secondo
posto stanno le cause di origine medica: diabete, ipocalcemia, galattosemia,
malattie della gravidanza con cataratta nel neonato ecc.
Anche il sesso pare abbia la sua importanza; le donne paiono più colpite;
pure il livello di istruzione e di reddito, pare incida nella possibilità di
comparsa di questa patologia oculare; questi ultimi fattori, insieme
ad altri di natura culturale e sanitaria, si correlano verosimilmente
con una diminuita attenzione verso le norme igieniche ed alimentari,
che pregiudica le condizioni generali di salute.
Esistono poi anche pericoli provenienti dall’ambiente, che vengono individuati
nelle cosidette radiazioni elettromagnetiche, il cui potenziale nocivo è ancora
in molti casi sub judice: significativo è l’esempio di quel villaggio
nel nord della Scozia isolato dalla civiltà e, nella sua popolazione,
privo di cataratta; dopo la costruzione di una centrale idroelettrica
con passaggio di cavi ad alta tensione è comparsa fra gli abitanti
della zona la cataratta.
E allora cosa possono causare, nelle nostre città, le onde televisive,
quelle radio, quelle da computer, da frigo, da forni a microonde? per
ora nulla è dimostrato però qualche dubbio c’è.
Fortemente indiziati sono anche i raggi ultravioletti, soprattutto per
quelle condizioni professionali o geografiche in cui l’esposizione alla
luce solare è elevata e protratta; si deve ricordare come in altitudine
la protezione garantita dallo strato di ozono è nettamente ridotta
e che nubi di moderata stratificazione, anzichè filtrare l’ultravioletto,
lo riflettono.
Ma il dato più allarmante proviene dal timore del cosidetto “effetto
cumulativo” secondo il quale gli effetti dell’ultravioletto verrebbero
progressivamente immagazzinati, con sommazione di tante piccole lesioni
molecolari.
Ecco perchè taluni considerano a rischio, e pertanto bisognosi
di protezione sotto forma di filtri, anche coloro che operano costantemente
in luce artificiale oltre a coloro che si espongono a frequenti bagni
abbronzanti, sia naturali che artificiali.
Per chi lavora al videoterminale diremo che, l’emissione di raggi risulta
inferiore a quella proveniente dai più comuni elettrodomestici
(TV, phon, ferro da stiro) e comunque di molto inferiore ai livelli di
esposizione considerati rischiosi.
In conclusione possiamo ritenere che, in mancanza di dati definitivi
e di terapie farmacologiche sicuramente efficaci, una serie di misure
igieniche nei riguardi del nostro organo visivo è senz’altro
in grado di ritardare, se non di evitare la minaccia della cataratta;
per ora solo un corretto intervento chirurgico con impianto di un cristallino
artificiale è in grado di far recuperare la vista al paziente
con cataratta.