Il sistema visivo è un’unità anatomo-funzionale il cui fine è quello di consentire la visione.
Il primo strumento di questa entità è l’ occhio che ha la funzione di catturare le immagini, regolare l’ intensità di luce da far giungere alla retina e focalizzarvi le immagini.
A questo punto gli stimoli vengono condotti attraverso le vie ottiche al cervello dove subiscono un processo di elaborazione ed interpretazione.
Questo apparato si sviluppa nei primi anni di vita ed è condizionato da fattori genetici,di crescita e ambientali.
Il processo evolutivo del sistema visivo si svolge in due tappe: lo sviluppo intrauterino e la maturazione post natale.
È chiaro che la prima fase è condizionata,per lo più,da fattori genetici mentre nella seconda giocano un ruolo predominante i fattori ambientali.
Molte delle strutture del sistema ottico umano continuano il loro sviluppo anche dopo mesi dalla nascita.
Già alla nascita i mezzi diottrici sono trasparenti, la pupilla raggiunge la piena funzionalità dopo un mese circa,mentre l’ accomodazione e la macula(parte centrale e più sensibile della retina)diventano completamente operativi dopo il 4° mese.
Essendo la macula la struttura che permette di distinguere i particolari ed i colori, fino al quarto mese il bambino vedrà in bianco e nero e molto confuso.
A 4-6 mesi sarà in grado di cogliere anche oggetti posti a qualche metro di distanza e vedere il rosso, il blu e il verde.
La collaborazione tra i 2 occhi si instaura tra il 6° e il 12° mese di vita sviluppando così la binocularità e la stereopsi (capacità di vedere in tridimensione).
A 7-9 mesi il bambino ha una vista quantificabile intorno ai 5/10 per salire ai 6/10 intorno all’ anno per poi giungere ai classici 10/10 tra i 1° e il 2°anno di vita.
Questo appena descritto è il normale percorso di sviluppo se tutte le strutture del sistema visivo sono sane.
Essendo la vista un senso che ha uno sviluppo molto lungo che parte già dalle vita intrauterina e si prolunga fino al secondo anno di vita sono molte le patologie e le alterazioni che possono alterare l’acuità visiva.
Una di queste patologie è la cataratta congenita che alterando la trasparenza del cristallino influisce sullo sviluppo visivo.
Molto importante,per determinare quanto la cataratta può influire sulle future capacità visive del neonato e su quando e come intervenire,è valutare la densità,la sede e le dimensioni dell’ opacità.
Se l’opacità è di ampie dimensioni o si trova sull’asse visivo bisogna intervenire il più tempestivamente possibile per rimuoverla e permettere alla luce di arrivare alla retina.
Per far sì che la presenza della cataratta non influisca sullo sviluppo della vista è importante intervenire entro i primi 3-4 mesi:in questo periodo si sviluppano le capacità indispensabili per permettere all’ intero apparato di concludere il suo sviluppo.
Se la cataratta è bilaterale si dovrà operare per primo l’occhio in cui l’ asse visivo è maggiormente ostacolato, se l’opacità è simmetrica si opereranno entrambi gli occhi con qualche giorno di distanza.
All’intervento deve seguire un’importante fase di riabilitazione,infatti il rischio più concreto a seguito dell’ intervento è quello dell’ insorgere di un’ambliopia (deficit visivo) da deprivazione,cioè da scarso o assente utilizzo.
La riabilitazione si organizza in due fasi principali:
1)correzione refrattiva:cristallino artificiale,lenti a contatto o occhiali che suppliscano alla mancanza del cristallino umano rimosso a seguito dell’ intervento di cataratta.
2)trattamento dell’ambliopia: occlusione permanente,intermittente o alternante che obblighi l’ uso dell’ occhio o degli occhi operati.
(dal n°III 2008 di PRISMA)
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.