Quando un paziente è affetto da cataratta, oltre ai comuni esami che una generica visita richiede (esame alla lampada a fessura, cheratometria, esame del visus, tonometria, oftalmoscopia), occorre fare:
la biometria misura la distanza fra le strutture anatomiche. Nella comune pratica clinica l’ecobiometria serve a misurare la lunghezza assiale di un occhio che si appresta ad essere sottoposto ad un intervento a un impianto di cristallino artificiale.
Le superfici dell’occhio che producono echi sono quattro: la superficie anteriore della cornea, la superficie anteriore del cristallino, la superficie posteriore del cristallino e la superficie anteriore della retina. In realtà il biometro registra solo l’intervallo di tempo tra la ricezione di un eco e la ricezione dell’altro eco. Conoscendo la velocità degli ultrasuoni nelle varie parti dell’occhio, l’apparecchio determina la distanza che ci interessa.
L’esame biometrico è considerato fondamentale nella fase pre-chirurgica per i pazienti che debbano sottoporsi all’impianto di un cristallino artificiale, sia esso post-cataratta, sia correttivo di un difetto rifrattivo, in quanto tutte le formule di calcolo del valore della lente artficiale si basano sul paramentro della lunghezza dell’occhio.
Il Visante OCT è uno strumento di ultima generazione che attraverso una fonte luminosa prodotta da un diodo ad alta frequenza attraversa la superficie anteriore dell’occhio fino all’iride e al cristallino. Trattandosi di un’immagine ad alta frequenza, il dettaglio delle strutture oculari attraversate è elevato. Questo strumento consente lo studio accurato della cornea, dell’iride, del cristallino, della pupilla e dell’angolo sclerocorneale. Tale strumento fornisce dati qualitativi ma anche quantitativi, in quanto munito di un software di elaborazione che consente di effettuare misurazioni delle strutture oculari analizzate. L’applicazione di questo apparecchio è molto estesa nella pratica clinica, in quanto consente di studiare la morfologia della cornea, misura lo spessore corneale punto a punto, determina l’ampiezza della camera anteriore e ne visualizza il contenuto, mostra inoltre la morfologia e l’aspetto dell’iride e del cristallino e l’eventuale opacamente di quest’ultimo; consente infine di misurare l’ampiezza dell’angolo sclerocorneale. Tali misure sono del tutto riproducibili e ripetibili. Questo strumento svolge un ruolo fondamentale nel controllo dei pazienti che hanno subìto un trattamento chirurgico con laser ad eccimeri o un impianto di una lente intraoculare; è infatti possibile studiare le modificazione tissutali indotte dalla tecnica chirurgica e monitorarle nel tempo.
Analizzata la superficie oculare si procede nell’acquisizione di informazioni morfologiche delle strutture più interne dell’occhio.
La gonioscopia è l’esame che consente, mediante l’utilizzo di un’opportuna lente a contatto (lente di Goldmann) di visualizzare l’angolo sclerocorneale, struttura oculare importante perché deputata al mantenimento di corretti valori di pressione intraoculari. Tale esame si effettua mediante l’instillazione di gocce anestetiche, si appoggia all’occhio la lente su cui è stato precedentemente steso un velo di gel per migliorarne l’appoggio e si esamina alla lampada a fessura.
Il topografo, strumento dotato di un lettore ottico che misura il raggio di curvatura, praticamente per ogni singolo punto della cornea e di un microprocessore in grado di ricostruire l’immagine della superficie corneale stampandola. L’acquisizione dell’esame avviene per mezzo della proiezione sulla superficie della cornea di un disco formato da numerosi cerchi concentrici egualmente distanziati tra loro (disco di Placido); una telecamera registra l’immagine del disco riflessa. Infine un computer analizza tale immagine confrontandola con alcune sfere di riferimento al fine di ricostruire la superficie corneale. La rappresentazione della superficie corneale è costituita da una mappa colorata, in cui i diversi colori rappresentano valori differenti di curvatura.
I topografi più moderni consentono di acquisire informazioni relative non solo alla superficie anteriore della cornea, ma anche della superficie posteriore, in alcuni casi si può avere una mappa punto a punto degli spessori corneali. La topografia corneale è un esame molto importante nello studio di alcune condizioni patologiche come il cheratocono, ma soprattutto rappresenta un fondamentale esame pre-chirurgico quando si debba operare il segmento anteriore dell’occhio. Nell’intervento di cataratta la topografia corneale indica dove collocare l’incisione corneale e permette di verificarne gli effetti sull’astigmatismo. Nella chirurgia rifrattiva consente di escludere la presenza di un cheratocono prima dell’intervento e di studiare il risultato della chirurgia in termini di diottrie, centratura della procedura, dimensioni della zona ottica e rapporti con la pupilla.(Da “La Visione Umana)
Articolo a cura del Dr. Lucio Buratto
Oculista in Milano presso CAMO S.p.A.